Come fisioterapista, una delle frasi che sento più spesso dai familiari è: “Lo lasciamo riposare a letto, così non si stanca”.
Capisco perfettamente l’intento: è un gesto d’amore e di protezione. Tuttavia, devo dirvi una verità scomoda che vediamo ogni giorno in clinica: il riposo prolungato a letto è una vera e propria “malattia” aggiuntiva. Quando il corpo smette di sfidare la gravità, inizia a spegnersi a una velocità sorprendente.
In questo articolo vedremo perché stare sempre stesi è pericoloso e cosa potete fare voi, subito, in attesa del mio arrivo.
I tre nemici dell’immobilità
Quando una persona rimane allettata h24, il suo corpo subisce tre attacchi principali:
I muscoli si riducono (Sarcopenia): Non è un’esagerazione. Un anziano costretto a letto può perdere fino al 10-15% della sua forza muscolare in una sola settimana. Senza muscoli, anche alzarsi per andare in bagno diventa un’impresa titanica.
Le ossa si indeboliscono: Le ossa hanno bisogno di “carico” per essere funzionali al sostegno. Senza lo stimolo della posizione seduta o eretta le ossa diventano fragili come vetro e il rischio di fratture future sale (osteoporosi da disuso).
I polmoni si induriscono: Da stesi, i polmoni non si espandono completamente. I segreti si accumulano nelle basi polmonari, diventando terreno fertile per batteri. Molte polmoniti negli anziani non nascono da un colpo di freddo, ma dalla troppa staticità.
Cosa potete fare voi: La regola dei 30 minuti
Non serve essere dei terapisti per iniziare la riabilitazione. Ecco due strategie fondamentali che cambiano radicalmente il decorso della degenza:
La posizione seduta: Il miglior farmacoVi chiedo un impegno: provate a mettere seduto il vostro caro per 30 minuti, 3 o 4 volte al giorno.
Potete farlo sul bordo del letto (con i piedi ben appoggiati a terra o su uno sgabello) e la schiena appoggiata a dei cuscini se non mantiene la posizione.
Perché farlo? Stare seduti costringe i muscoli del tronco a lavorare, migliora la ventilazione polmonare e aiuta la circolazione. Inoltre, l’orientamento spaziale ne beneficia: la mente resta più sveglia.
Il “motore” delle gambeMentre il paziente è steso, potete aiutarlo a muovere le gambe. Non servono manovre complesse:
Fate eseguire delle flessioni della caviglia (portare la punta del piede verso il naso e poi verso il basso).
Aiutatelo a piegare un ginocchio alla volta, facendo scivolare il tallone sul lenzuolo.
Questo mantiene le articolazioni lubrificate e previene la formazione di pericolosi trombi.
Storie reali dalla mia pratica
Per farvi capire l’importanza di questi gesti, vi racconto due casi che ho seguito recentemente.
Il Caso di Maria (82 anni)
Maria era stata dimessa dall’ospedale dopo una brutta influenza. I figli, per paura che cadesse, l’avevano tenuta a letto per 10 giorni. Quando sono arrivato, Maria non riusciva più a stare seduta da sola perché le girava la testa (ipotensione ortostatica) e aveva un respiro corto e superficiale.
Abbiamo iniziato con la regola dei 30 minuti seduta. Dopo soli 3 giorni, il suo colorito è cambiato, il catarro è stato espulso e la sua mente era molto più lucida. Se avessero aspettato ancora, Maria avrebbe probabilmente sviluppato una piaga da decubito o una polmonite.
Un lavoro di squadra
Il mio lavoro come fisioterapista è fondamentale per le tecniche di mobilizzazione avanzata, il rinforzo specifico e la rieducazione al cammino. Tuttavia, io trascorro con il paziente solo un’ora. Le altre 23 ore sono quelle che fanno la differenza.
Non abbiate paura di muoverli, sempre con dolcezza e rispettando il dolore. Metterli seduti e muovere le gambe è il primo passo verso la guarigione. Il resto lo faremo insieme quando arriverò.
Ricordate: il movimento è vita, il letto è solo un posto dove dormire la notte.

