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La Coxalgia: Approccio Fisiatrico Integrato e Rieducazione Funzionale

l dolore all’anca, o coxalgia, rappresenta una delle sfide cliniche più frequenti in ambito fisiatrico, coinvolgendo un’ampia gamma di pazienti, dall’atleta d’élite al soggetto geriatrico. Questa condizione non va mai interpretata come un fenomeno isolato, bensì come il risultato di un’alterazione biomeccanica che coinvolge il complesso lombo-pelvico e le catene cinematiche dell’arto inferiore. Comprendere l’eziologia del dolore è fondamentale per impostare un protocollo riabilitativo che non si limiti alla gestione del sintomo, ma miri al ripristino dell’efficienza motoria.

Biomeccanica e Catene Cinematiche

L’articolazione coxo-femorale è il fulcro di collegamento tra il tronco e la periferia. Quando parliamo di catene cinematiche, ci riferiamo alla sequenza coordinata di segmenti corporei e articolazioni che lavorano insieme per produrre il movimento. Un’alterazione nel reclutamento motorio, come l’inibizione del muscolo medio gluteo, può innescare un valgismo dinamico del ginocchio, sovraccaricando non solo l’anca ma l’intera catena cinetica. La valutazione fisiatrica deve quindi analizzare come l’anca interagisce con la colonna lombare e il piede durante il cammino.

Il Ruolo della Propriocezione e del Controllo Neuromuscolare

La propriocezione è la capacità del sistema nervoso centrale di percepire la posizione e il movimento dell’articolazione nello spazio attraverso recettori specifici. In presenza di dolore cronico, questa capacità viene alterata, portando a schemi di movimento compensatori disfunzionali. La riabilitazione moderna non si focalizza solo sul rinforzo muscolare analitico, ma sul miglioramento del reclutamento motorio attraverso esercizi di controllo neuromuscolare, che insegnano al paziente a stabilizzare l’anca correttamente sotto carico.

Diagnostica Differenziale e Terapia Fisica

È essenziale distinguere tra dolore intrinseco (artrosi, conflitti femoro-acetabolari) ed estrinseco (borsiti, tendinopatie o irradiazioni radicolari lombari). Una volta definita la diagnosi, la terapia fisica (come la tecarterapia o le onde d’urto) può supportare la fase acuta, ma è l’esercizio terapeutico personalizzato a garantire risultati a lungo termine, agendo sulla plasticità neurale e sulla rimodellazione dei tessuti molli.

Conclusioni e Prospettive Cliniche

In conclusione, il trattamento del dolore all’anca richiede una visione olistica e scientificamente rigorosa. Non basta ‘rinforzare’ un muscolo; è necessario riprogrammare il movimento all’interno delle catene cinematiche corrette. La diagnosi precoce e un intervento mirato sul controllo motorio rappresentano le pietre miliari per prevenire la degenerazione articolare e restituire al paziente la massima funzionalità possibile.

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